I prodotti "stesi" ad asciugare.

I prodotti “stesi” ad asciugare.

Avevo deciso quali oggetti portare e li stavo facendo realizzare, rimaneva da decidere come allestire lo stand e da risolvere la questione della verniciatura delle cornici portafoto e del portachiavi che mi avevano riconsegnato grezze perchè non potevano verniciarle.

In quei giorni mi sentivo più spesso del solito con il mio amico Claudio, eravamo stati coinquilini durante tutto il periodo universitario e quando c’è da sporcarsi le mani non si tira mai indietro, e così gli raccontai di quello che stavo facendo e del dettaglio, niente affatto trascurabile,  che dovevo verniciare quei pezzi da portare in fiera. Non credo che passò più di un minuto e mi disse “compra un po’ di bombolette spray che vengo a Pescara e le verniciamo!”, e così andai a fare scorta di vernice e liberai un po’ il garage per poter avere un posto dove metterci. In un pomeriggio le cornici i portachiavi erano tutti verniciati, adesso sotto con lo stand.

Credo che l’arte di arrangiarsi abbia sempre fatto parte di me, ma devo dire che in quei giorni ne feci davvero un uso massiccio e non sospettavo che da lì a qualche anno sarebbe stata alla base di molte delle mie iniziative.

Lo stand

Lo stand

Per lo stand pensai di utilizzare del nastro adesivo nero e delle scritte per delimitare le zone della casa all’interno delle quali inserire i prodotti. Una linea di demarcazione nera avrebbe diviso i progetti realizzati, posti nella parte in basso, dalla parte dei concepts nella parte in alto. Dei barattolini di vernice vuoti dovevano servire come bussolotti di una pesca che permetteva di vincere una shopper e di calamitare attenzione, perchè quando regali qualcosa c’è sempre la fila!

L’entusiasmo era tale che inizialmente avevo considerato che una macchina sarebbe bastata per portare tutto, ma continuavo ad aggiungere pezzi dimenticando di pensare a come portarli, e così la sera prima di partire fui costretto a noleggiare un furgone. Nel frattempo Claudio aveva deciso di accompagnarmi e a noi si aggiunse anche il mio amico Corrado, che mastica poco di design ma se c’è da aiutare non si tira mai indietro. Così partimmo alla volta di Cremona con un furgone per quella che sembrava una vera e propria zingarata degna di “amici miei”.

La fiera fu un’esperienza insolita, mi ritrovai in mezzo a persone che non facevano proprio il mio stesso lavoro o meglio io non facevo il loro lavoro, ma nell’arco dei 3 giorni iniziammo a parlare tutti la stessa lingua. La cosa che ci sorprese è che la gente voleva acquistare i nostri prodotti nonostante fossero verniciati a mano e non avessimo una confezione per darli.

Raccontare ad una persona di stesso, della storia che c’è dietro un oggetto e sentire chiederti “Ok, quanto vuoi per vendermelo?” è un’emozione forte. E’ la stessa sensazione che provo ancora oggi ogni volta che qualcuno acquista un prodotto Microstudio per soddisfare un’esigenza.

Finita la fiera caricammo tutto sul furgone e durante il viaggio di ritorno facemmo la conta delle cose vendute e Claudio buttò lì una proposta “ma visto che sono piaciuti perchè non pensiamo di produrli e venderli seriamente?”.

La risposta a quella domanda fu l’inizio del percorso di autoproduzione di Microstudio, ma di questo parlerò in un altro post!

 


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