E io come lo farei?Non c’è stato un momento in cui ho deciso di iniziare a disegnare oggetti (definirmi designer mi fa un po’ strano come quando appena laureato mi chiamavano architetto). Più o meno è successo ala fine della “vita” universitaria. Passai da una camera multifunzione stile ragazzo di campagna con relativo “taaac!” ad una casa con tante stanze vuote e relativo dilemma su cosa metterci dentro. Dopo aver capito di quali mobili e complementi d’arredo avevo bisogno iniziai a cercare su internet. Ne vidi tantissimi, alcuni mi colpivano per quanto fossero a mio avviso pieni di difetti. Così, dopo essermi “divertito” a criticare, arrivò la fatidica domanda “E io come lo farei?”.

Era più o meno il 2009 quando iniziai a ragionare sul servo muto. Un oggetto visto in tante case e dal mio punto di vista molto utile ma che, nella sua classica declinazione, risultava decisamente bruttino. Senza saperlo stavo sviluppando un progetto che avrebbe dato inizio ad una reazione a catena di eventi che in pochi anni mi avrebbe portato ad essere anche “disegnatore di oggetti”. Visto che ne stiamo parlando, questo primo progetto era il servo muto Ambrogio che progettati per partecipare ad un concorso e che qualche anno più tardi realizzai iniziando a conoscere i problemi legati all’autoproduzione. Ma credo che sia meglio parlare dei servi muti in un altro post visto che sono degli articoli ai quali siamo particolarmente affezionati.


1 commento

La prima volta: “Lello il portaombrello” | microstudioshop · 15 Aprile 2016 alle 14:54

[…] su internet cosa ci fosse in commercio e dopo un’analisi mi posi la solita domanda “E io come lo farei?“. Iniziai a cercare cosa non c’era nei portaombrelli e mi tornò alla mente […]

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